Archive for aprile, 2012

White Arrogance – Cosa dicono gli africani di quello che i bianchi pensano di loro

Published by Redazione on aprile 11th, 2012 - in Notizie

White Arrogance
Cosa dicono gli africani di quello che i bianchi pensano di loro
di Antonella Sinopoli
In uscita il 24 Aprile 2012

Cosa dicono gli africani di quello che i bianchi pensano di loro? Sembrerebbe un complicato giro di parole, eppure il testo “White arrogance” nasce proprio dalla necessità di dare una risposta a questa domanda, finendo poi con lo stanare luoghi comuni, pregiudizi e false convinzioni che il mondo occidentale coltiva nei confronti del continente nero.

L’autrice, Antonella Sinopoli, essendo anche lei ‘bianca’, ancorché viaggiatrice e profonda conoscitrice dell’Africa, evita in ogni modo di fornire una sua risposta ma guida il lettore attraverso una serie di testimonianze scritte e corredate da materiale audiovisivo, lasciando rispondere i diretti interessati.
Attraverso i social media, che offrono oggi uno sguardo più ampio su qualsiasi tematica – e comunque uno sguardo che parte dal basso e che consente un’interazione più stretta e immediata tra chi comunica e chi vuole sapere.

E’ quindi andata alla ricerca di video e blog (firmati prevalentemente da africani ma anche – in pochi casi – da bianchi trasferitisi da tempo) che aiutassero a fornire una risposta alla domanda iniziale. E’ così possibile verificare quante volte il pensiero occidentale sia influenzato da opinioni preconcette (sia che si parli dell’habitat africano che del carattere della gente di colore); quante volte articoli di giornale e servizi televisivi vengano scritti e realizzati sulla spinta di tali pregiudizi, per approfondire argomenti come la povertà, la cooperazione, lo sviluppo dell’Africa Sub-Sahariana.

Un viaggio per capire che c’è ancora tanto da scoprire e da capire. “White arrogance” è solo un inizio, uno schema, un tema da approfondire. Ognuno secondo i propri interessi e seguendo la propria sensibilità.

L’autrice
Antonella Sinopoli, giornalista professionista, impegnata sul fronte dei diritti umani sia come attività espressa attraverso la comunicazione online e gli strumenti dei social media, sia come attività di cooperazione sul campo (Africa). Videomaker per passione perché convinta nella forza del messaggio che deriva dalle immagini, anche senza (o con poche) parole.

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Pingtheworld al Festival del Giornalismo di Perugia, ma che è Ping the world?

Published by Redazione on aprile 1st, 2012 - in Generale, Notizie

Pingtheworld è stato selezionato per essere presentato a Future12, uno «spazio dedicato alla scoperta e alla presentazione di nuove iniziative nel campo dei media, dai social media alle news apps fino ai progetti di ricerca mediatici», all’interno del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

L’appuntamento è per Domenica 29 aprile, alla Sala Raffaello dell’Hotel Brufani.
Di questo progetto sono due considerazioni -la prima sugli obiettivi e la seconda di metodo- che ci preme sottolineare.
Quali sono le caratteristiche di Pingtheword? Una prima idea di questo neonato progetto, che consideriamo ancora in fase embrionale, è possibile farsela curiosando fra le pagine di questo sito, leggendo i contenuti già avviati e studiando l’articolazione con cui sono nati e sviluppati.

«Portare i contenuti del citizen journalism (e non solo) in ebook» rappresenta uno strumento per riappropriarsi di una lentezza opportuna per un approfondimento del flusso informativo, anche nell’analisi di tematiche relative a paesi non occidentali: tali notizie infatti in rete circolano, anche se magari in secondo piano rispetto al flusso mainstream. C’è chi le segue, le vaglia, le contestualizza.
E’ utopistico chiedere che l’informazione in rete rallenti, e questo rallentamento implicherebbe anche un impoverimento dello strumento “rete”.
Ma se luogo dove la notizia viene proposta condiziona necessariamente modalità di lettura e il tempo di analisi perché non stringere un patto di collaborazione fra web, editoria digitale e carta stampata -regolati su orologi dal ritmo differente- per concedere uno spazio maggiore per l’analisi e l’approfondimento? Perché non raccogliere e circostanziare gli avvenimenti in un momento poco seguente alla loro apparizione sul web attraverso il digitale, e infine in un terzo tempo concedere loro uno spazio di riflessione ancora maggiore?

E’ la metodologia di lavoro adottata per «70 chilometri dall’Italia, Tunisia 2011 la Rivolta del Gelsomino», in cui i contenuti di alcuni post di Global Voices sono stati inseriti all’interno di un contesto storico e diventati ebook all’indomani della caduta di Ben Ali, aggiornati con le prime elezioni libere di ottobre 2011, e infine impressi su carta a un anno di distanza, grazie alla collaborazione con Stampa Alternativa.

Il metodo: è un progetto in partnership e in sinergia fra diversi enti, dove ognuno fa quello che sa fare meglio e fa solo quello, senza sovrapposizioni, personalismi e perdite di tempo.
Ed è una proposta per un modello economico in un momento in cui commercializzare, e di conseguenza dare valore a informazioni e contenuti nel web, si fa sempre più difficile. Ed è una proposta pragmatica, pratica e immediatamente realizzabile.

È – come dicevamo – un progetto “neonato” in evoluzione, che sta cercando altre forze, collaborazioni, sostenitori e magari anche sponsorizzazioni. Se vuoi saperne di più scrivici, e ne parleremo assieme.

Maria Cecilia Averame
(coordinatrice del progetto)

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