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Mondo arabo: foto online per raccontare il 2011

Published by Redazione on gennaio 18th, 2012 - in Notizie

palestinaÈ indubbio che, nella storia del mondo arabo, il 2011 sarà dunque ricordato come l’anno in cui i cittadini hanno iniziato a ribellarsi contro i regimi oppressivi.

Nel dire addio a questi 12 mesi, alcuni collaboratori di Global Voices propongono qui di seguito una serie di fotografie diffuse online che ai loro occhi meglio rispecchiano quanto accaduto lo scorso anno nei rispettivi Paesi.

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Marocco: un 2011 di accese proteste e cyber-attivismo

Published by Redazione on gennaio 18th, 2012 - in Generale

Il mondo arabo è stato teatro di profonde trasformazioni nel corso del 2011. Sull’onda del successo della rivolta tunisina di gennaio, anche in Marocco si continua a lottare per le riforme democratiche, come rivela questa panoramica sui maggiori eventi dell’anno in chiusura. In primavera alcuni attivisti marocchini creano su Facebook il gruppo “Freedom and Democracy Now per discutere sui possibili cambiamenti nel Paese. Pochi giorni dopo, gli attivisti pubblicano la prima dichiarazione di “rifondazione” diretta al Re.

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Africa francofona: il 2011 raccontato dai social media

Published by Redazione on gennaio 17th, 2012 - in Notizie

gabonBreve ma efficace — così Marwane Ben Yamed descrive su Jeune Afrique l’anno appena trascorso per l’Africa francofona quando scrive: “Che anno!” Sarebbe anzi poco sostenere che il 2011 è stato un anno ricco di eventi per il continente africano.

La rassegna che segue, raccontata tramite i citizen media, difficilmente riuscirà a rendere giustizia ai cambiamenti epici che hanno trasformato completamente il volto del continente — eventi storici guidati dal coraggio collettivo dei cittadini, i quali spesso devono affrontare violente repressioni quandi provano a liberarsi dalle dittature che li opprimono.

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Sud-est Asiatico: un 2011 di proteste diffuse e drammatiche

Published by Redazione on gennaio 17th, 2012 - in Notizie

sud est asiaticoLa Primavera Araba e Occupy Wall Street sono delle proteste localizzate che hanno avuto, e continuano ad avere, parecchio impatto. Entrambi i movimenti sono cresciuti in risposta a problemi specifici locali, ma il loro fascino e influenza si sono diffusi immediatamente a livello globale nel corso del 2011. Nel Sud-est asiatico, diversi movimenti di protesta hanno fatto da eco alle politiche radicali della primavera araba e del movimento Occupy.

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Libia 2011: un anno cruciale raccontato online

Published by Redazione on gennaio 17th, 2012 - in Notizie

libia blogNel gennaio 2011, mentre l’Egitto passava il travaglio della Primavera Araba, Highlander [en, come tutti gli altri link, eccetto dove specificato] era una tra i pochi netizen della blogosfera libica a porre sottilmente la questione se l’ “Occidente” avesse permesso che l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak fosse rovesciato da quella che sembrava essere sempre di più una rivoluzione popolare senza ritorno.

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Caucaso 2011: proteste e attivismo in piazza e online

Published by Redazione on gennaio 16th, 2012 - in Notizie

facebook caucasoMentre le rivolte popolari si diffondevano attraverso il Medio Oriente e il Nord Africa, la primavera araba ha provato a mettere radici anche nel Caucaso meridionale. Tuttavia, anche se le forze di opposizione nella regione hanno cercato di capitalizzare sulle proteste, sperando di beneficiare soprattutto dall’interesse delle testate internazionali per le ‘rivoluzioni di Facebook,’ non sono riuscite a ottenere i risultati sperati.

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Parte “Ping the World”, nuovo progetto di editoria sociale digitale partecipativa

Published by Redazione on dicembre 6th, 2011 - in Notizie

La casa editrice digitale Quintadicopertina — con la partecipazione delle associazioni Voci Globali, China Files-Report From China, Ashanti Development Italia, del Concorso letterario nazionale Lingua Madre e dell’agenzia letteraria Scritti Erranti — presenta Ping the World, progetto editoriale centrato sull’informazione dal mondo, i citizen media e la narrativa migrante.

Ping the World  è un nuovo sito/progetto editoriale, indipendente e partecipativo, centrato sulle tecnologie digitali e i nuovi media, mirato a favorire lo scambio e la libera circolazione delle informazioni nel mondo e a fornire un contesto di lettura più ampio degli odierni scenari sociali in cambiamento continuo.

Il progetto è promosso dalla casa editrice digitale Quintadicopertina e realizzato in collaborazione con diverse entità ed individui da tempo impegnati nella tutela dei diritti umani e della libertà di informazione, nel giornalismo partecipativo e in altre attività collaborative, oltre che attivi nell’ambito dei citizen e social media a livello globale.

Inizialmente Ping the World propone due diverse collane, con ebook legati a:

Informazione dal mondo e citizen media: testi che raccontano esperienze significative di partecipazione e cambiamento, fornendo un quadro di ciò che accade nei singoli Paesi (al di fuori dell’ambito occidentale) tramite le voci dei protagonisti e l’attivismo di base, per comprendere cosa sta cambiando, concretamente, nella vita delle persone e nel contesto sociale anche grazie al diffuso ricorso alle tecnologie collaborative

Narrativa migrante: brevi testi che propongono un diverso punto di vista su quello che consideriamo ‘il nostro mondo’: storie e narrazioni in lingua italiana, prodotte da autori per i quali l’italiano è una seconda lingua, e un diverso modo di vivere.

Ping the World è un progetto interamente creato e sviluppato in rete:

> La rete di persone, enti e associazioni impegnate nella tutela dei diritti umani e della libertà di informazione, che lavorano a stretto contatto con netizen, giornalisti e narratori nei Paesi di origine.

> La rete di editori, redattori e operatori dell’informazione che raccolgono e verificano fonti, materiali e narrazioni.

> La rete del web e dei social media, collettori di voci e notizie collaborative, convogliate in ebook agili e veloci che contestualizzano al meglio i materiali digitali in circolazione.

Tutti i testi sono disponibili in formato epub, pdf adattato e mobipoket. È possibile scaricare i primi quattro ebook in offerta speciale al costo complessivo di 10 euro.

Per chi voglia sostenere attivamente il progetto, l’edizione speciale contenente tutti i formati dei primi quattro ebook è disponibile al costo complessivo di 20 euro.

- Comunicato Stampa (pdf)

- English Press Release (pdf)

- Schede di presentazione degli ebook (pdf)

 


 

Wired Africa: pratiche collaborative di trasparenza, utili da replicare altrove…

ATTIOggi di Africa si parla un po’ in tutte le salse. Ma troppo spesso ci si concentra sui suoi problemi e tensioni, per lo più con analisi di esperti e osservatori esterni. Oppure si punta a crearne uno ‘spettacolo’ mediatico sui generis, con le testate globali pronte ad affibbiare l’etichetta di ‘Twitter revolution’ e simili alle recenti sommosse popolari in Tunisia, Egitto e altri Paesi limitrofi. Raramente si dà invece voce diretta ai suoi cittadini, e ancor meno se ne riportano le iniziative locali tese a promuovere innovazione socio-economica e impegno politico di base, che hanno parecchio da insegnare anche al mondo occidentale. Eppure, proprio l’era della condivisione e della trasparenza innescata dalle tecnologie digitali sembra trovare impeto concreto in quell’Africa sub-sahariana in genere relegata al di sotto del radar dell’attenzione mediatica e pubblica.

Ecco quindi che diventa importante riportare sull’utilizzo di strumenti online e mobili per promuovere la trasparenza e la responsabilità, informare sulle tecnologie di base per mettere a nudo l’accountability istituzionale, grazie a strumenti in rapido mutamento – per esempio, Ushahidi e l’annesso Crowdmap – e disponibili a chiunque abbia un accesso a Internet (meglio se mobile). Questo ebook segue perciò diversi progetti collaborativi finalizzati a monitorare le elezioni, svelare le corruzioni governative, ridurre la violenza e altre iniziative locali coordinate dai cittadini e basate su semplici ma ingegnose soluzioni tecniche che integrano al meglio cellulari, Internet e partecipazione sul campo. Un percorso seguito in particolare dal Technology for Transparency Network, i cui obiettivi complessivi possono utilmente schematizzarsi in almeno quattro fasi:

• Adattamento dei progetti e degli interventi alle specifiche esigenze locali.
• Sensibilizzazione dei cittadini, attraverso nuovi e migliori canali partecipativi, ai processi delle politiche pubbliche, e monitoraggio delle azioni di governo da parte dei cittadini.
• Identificazione, mediante ‘data mashing’ e altre tecniche di visualizzazione e gestione di dati pubblici o di entità di diritto privato, delle priorità nelle politiche pubbliche e degli ostacoli all’erogazione dei servizi.
• Adozione di piattaforme tecnologiche di buone pratiche per una maggiore efficienza delle organizzazioni della società civile.

Per saperne di più, vai alla scheda dell’ebook: Wired africa: Tecnologie collaborative e nuovi media per la partecipazione e la trasparenza nell’area sub-sahariana.

Cina: La democrazia del telecomando

Published by Redazione on novembre 15th, 2011 - in INFORMAZIONE E NUOVI MEDIA

 

[Articolo ripreso da China Files*]

L’intrattenimento è cultura? Chi lo stabilisce? Secondo quali criteri? Il dibattito che si è sviluppato sulle principali testate cinesi a seguito delle nuove direttive della Sarft, in vigore dal primo gennaio, che chiedono alle tv cinesi meno intrattenimento e più ideologia. (In collaborazione con AGICHINA24)

Tutti ne parlano, pochi, per ora, ne scrivono. Non si leggono molti commenti sulla stampa cinese legati alla «wenhua tizhi gaige», la riforma del “sistema” culturale protagonista della recente riunione plenaria del comitato centrale del partito. Il documento prodotto e pubblicato dai “cervelli” riuniti a Pechino si intitola «Approfondire la riforma del sistema culturale, promuovere il grande sviluppo e la prosperità della cultura socialista» e, in retrospettiva, permette di dare un senso strategico a iniziative che l’hanno preceduto, come quella di “ripulire” le tv satellitari provinciali dai programmi di intrattenimento, fissando un tetto massimo al numero di trasmissioni di questo tipo per ciascun canale a partire dal 2012.Proprio di questo nuovo regolamento, emesso dall’Amministrazione statale per la radio, i film e la televisione (Sarft), scrive sul sito della rivista Caijing il 4 novembre l’editorialista Deng Yuwen, vice direttore del giornale della scuola del Pcc Xuexi Shi Bao. Rivelando una posizione che, pur provenendo dalle file del partito, è nettamente critica nei confronti dell’iniziativa.«Non guardo spesso la tv, e soprattutto non guardo i programmi di intrattenimento. Quando mi sono forzato di guardare il programma “Feichang wurao” [un reality show per incontrare l’anima gemella]della tv satellitare del Jiangsu, dopo nemmeno due minuti ho cambiato canale. Non lo dico per fare lo snob, ma per affermare che ognuno ha i suoi gusti e che non si possono obbligare le persone a guardare qualcosa che a loro non piace. Purtroppo è proprio questo quello che il “bando” ai programmi di intrattenimento deciso dalla Sarft sta tentando di fare».

Deng Yuwen rileva che le reazioni dell’opinione pubblica e dei giornalisti sulla manovra sono state per lo più negative e spiega perché neanche a lui il provvedimento è piaciuto. «A me questi programmi non interessano, ma nonostante ciò non approvo l’idea di limitarli o eliminarli. Chi ha il diritto di decidere che cosa una persona deve o non deve guardare in tv? Si dice che il motivo di questa misura sta nel fatto che molti programmi di intrattenimento sono volgari e sono la replica l’uno dell’altro. Ma chi stabilisce se un programma è volgare? Il governo, gli spettatori o un organismo apposito? In assenza di un metro di valutazione condiviso, non è assurdo che il potere di decidere cosa devono fare le tv e cosa devono guardare gli spettatori sia affidato al governo, a un numero ristretto di persone?». (continua…)

La narrativa migrante e l’ascolto

Published by Redazione on novembre 13th, 2011 - in NARRATIVA MIGRANTE

Narrativa migrante per capire se stessi ascoltando qualcuno che ti racconta cosa ha fatto per arrivare fino a te.

Storie, romanzi, racconti e narrazioni da chi risiede in Italia e usa l’italiano per raccontare, ma è nato altrove o da chi, nato in Italia, mantiene comunque origini, legami e tradizioni del proprio paese d’origine.

In realtà la definizione è veramente ampia, e integra tanto le scritture di chi è giunto da poco in Italia quanto quelle di coloro che qui risiedono da decenni, o semplicemente sono figli di genitori che gli hanno tramandato e raccontato una cultura differente.

Dare spazio alla narrativa migrante permette di condurre diverse operazioni che coinvolgono tanto gli autori, quanto i lettori.

Innanzi tutto permette un duplice ragionamento sull’identità. Chi lascia il proprio Paese per affrontare una nuova vita altrove mette in gioco la propria identità, il ruolo sociale con cui era riconosciuto, i valori che caratterizzavano le sue scelte per confrontarsi con una situazione completamente nuova. Sullo sfondo, la visione comune per cui ‘chi arriva’ si deve adattare alla nuova cultura dominante. Scrivere rappresenta allora una maniera di re-impossessarsi delle proprie origini e di raccontare, con occhi diversi, l’impatto con la realtà italiana.

 

Besa Nuhi Mone ne ‘La matematica del migrante’ racconta di una bambina che reagisce allo spaesamento dell’arrivo in Italia cercando un punto di riferimento condiviso, e lo trova nel linguaggio universale della matematica: cosa meglio di numeri e funzioni sono in grado di rappresentare la ‘parabola’ che compie il migrante quando parte e quando arriva? Come è possibile trovare una legge comune che regoli rapporti e ruoli fra le persone, grazie alla quale al giudizio e all’opinione si possa sostituire l’oggettività e l’universalità della formula matematica?

 

E nella letteratura migrante non c’è solo l’identità e l’ascolto: anche a livello culturale i punti di riferimento degli autori sono molteplici, la scrittura che ne deriva spesso ci restituisce uno sguardo frammisto di visioni che si sovrappongono l’un l’altro.

Scrivere permette all’autore di essere un soggetto attivo, e ascoltare consente di conoscere e aprirsi al confronto, avviando un processo di decostruzione degli stereotipi che è alla base dello scambio culturale.

È un modo di raccontarsi ed essere raccontati, di guardarsi con gli occhi l’uno dell’altro: senza il bisogno di costruire ponti, ma permeandosi reciprocamente.

© Pingtheworld è un progetto Quintadicopertina CC 3.0